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Diritto, resta reato l'omesso versamento dei contributi previdenziali

Diritto, resta reato l'omesso versamento dei contributi previdenziali

L'omesso versamento dei contributi resta reato anche dopo la legge sulla depenalizzazione approvata lo scorso anno. È necessaria infatti l'emanazione dei provvedimenti delegati essendo il provvedimento in argomento una legge delega, facoltà che quindi potrebbe anche non essere mai esercitata dal governo. Lo ha sancito la Corte di cassazione che, con la sentenza n. 20547 del 19 maggio 2015, ha respinto il ricorso di un imprenditore. La terza sezione penale rafforza dunque il principio inaugurato con la decisione n. 20547 del 2014, stabilendo che "il delitto previsto dall'art. 2, comma 1-bis, dl n. 463 del 1983, che punisce l'omesso versamento delle ritenute previdenziali e assistenziali operate sulle retribuzioni dei lavoratori dipendenti, non può ritenersi abrogato per effetto diretto della legge 28 aprile 2014 n. 67, posto che tale atto normativo ha conferito al governo una delega, implicante la necessità del suo esercizio, per la depenalizzazione di tale fattispecie e che, pertanto, quest'ultimo, fino alla emanazione dei decreti delegati, non potrà essere considerato violazione amministrativa". Per il giudice di ultima istanza, al di là di una parte della giurisprudenza di merito che si è schierata sul versante della depenalizzazione del reato, fino all'approvazione degli altri provvedimento l'omesso versamento dei contributi resterà punibile, insieme a una serie di altri illeciti, come l'ingiuria, di cui la Cassazione ha già parlato.

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21 maggio 2015