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Scattano le verifiche sui collaboratori titolari di partita IVA

Scattano le verifiche sui collaboratori titolari di partita IVA

Dal primo gennaio sono entrate in vigore le norme della legge Fornero sulle partite IVA in regime di monocommittenza. Le Direzioni provinciali del lavoro e le autorità fiscali potranno verificare di propria iniziativa la genuinità dei rapporti stretti con titolari di posizione IVA. Basteranno alcuni elementi per “trasformare” in automatico il rapporto professionale in un rapporto di lavoro subordinato o in un contratto di collaborazione a progetto. Sanzione che avrebbe l'effetto di vedersi contestare il mancato versamento di contributi previdenziali e le mancate trattenute Irpef in qualità di sostituto d'imposta. Conseguenze a cui si aggiungerebbero gli altri obblighi previsti dal diritto del lavoro. La legge stabilisce che il rapporto di lavoro autonomo si presume nasconderne uno di natura subordinata qualora siano presenti almeno due delle tre seguenti condizioni: 1) se la collaborazione con lo stesso committente ha una durata complessiva maggiore di 8 mesi all’anno, per due anni consecutivi. In pratica, il rapporto di lavoro non deve aver sforato gli otto mesi per ciascun anno; 2) se il corrispettivo percepito con la collaborazione “incriminata” (anche se fatturato a più soggetti riconducibili allo stesso centro d’imputazione di interessi) sia stato superiore all’80 per cento dei corrispettivi annui complessivamente percepiti dal collaboratore nell’arco di 2 anni solari consecutivi; 3) se il collaboratore dispone di una postazione fissa di lavoro (anche se non a uso esclusivo) presso una delle sedi del committente. Sono esclusi dal rispetto della normativa in argomento i professionisti iscritti ad Albi o Elenchi.

 

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12 gennaio 2015