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Come cambia il diritto del lavoro dopo il Jobs Act? Ecco una breve guida

Come cambia il diritto del lavoro dopo il Jobs Act? Ecco una breve guida

Dal superamento (quasi completo) del'articolo 18 all'allargamento della platea dei beneficiari degli ammortizzatori sociali, dalla nascita delle agenzie ispettiva e di quella per le politiche attive fino a misure per conciliare il lavoro con le esigenze di vita. Il governo ha varato la riforma del lavoro così come era stata disegnata dalla legge delega Jobs act. Una riforma controversa - la minoranza Pd ha contestato l'impianto sia alla Camera che al Senato - ma che, nell'intenzione dell'esecutivo sarà in grado di far ripartire l'occupazione soprattutto in combinazione con gli sgravi contributivi previsti nella legge di Stabilità 2015. Queste le principali novità: VIA ART.18. ARRIVA IL CONTRATTO A TUTELE CRESCENTI Il primo passo attuativo della riforma è stato l'istituzione del contratto a tutele crescenti, sostitutivo del 'vecchio' indeterminato. La discriminante è il superamento, quasi totale dell'articolo 18 dello Statuto del lavoratori del '70. In sostanza, in caso di licenziamento senza giusta causa o giustificato motivo non viene più prevista la reintegra nel posto di lavoro, ma un'indennità economica in base agli anni di servizio, comunque non inferiore a 4 e non superiore a 24 mensilità. La reintegra rimane solo in caso di licenziamento discriminatorio e se il fatto materiale alla base del licenziamento per giustificato motivo soggettivo e per giusta causa è valutato insussistente dal giudice. VIA I CO.CO.PRO Stop ai co.co.pro, i contratti a progetto. Quelli in essere, saranno trasformati in contratti di lavoro subordinato dal 1° gennaio 2016. Dall'anno prossimo, quindi, non sarà più possibile stipulare co.co.pro. STRETTA SUI CO.CO.CO Non vengono cancellati, ma subiranno una stretta. Novità anche per le collaborazioni coordinate e continuative che a decorrere dal 1° gennaio 2016, saranno inquadrate come rapporti di lavoro dipendente, qualora la collaborazione consista, in concreto, in prestazioni di lavoro esclusivamente personali, continuative, di contenuto ripetitivo e con modalità di esecuzione organizzate dal committente anche con riferimento ai tempi e al luogo di lavoro. I co.co.co saranno ancora possibili per: le collaborazioni per le quali gli accordi collettivi (stipulati dai sindacati più rappresentativi) prevedano discipline specifiche sul trattamento economico e normativo, in ragione delle particolari esigenze produttive e organizzative del relativo settore; le collaborazioni prestate nell'esercizio di professioni intellettuali per le quali sia necessaria l'iscrizione in appositi albi professionali. E ancora : le attività prestate (nell'esercizio della relativa funzione) dai componenti degli organi di amministrazione e di controllo delle società e dai partecipanti a collegi e commissioni; le prestazioni di lavoro rese (ai fini della relativa attività) in favore delle associazioni e società sportive dilettantistiche affiliate alle federazioni sportive nazionali, alle discipline sportive associate o agli enti di promozione sportiva riconosciuti dal Coni. ECCO LA NASPI: DURA 2 ANNI Il nuovo sostegno al reddito si chiama Naspi e, dallo scorso 1° maggio, ha preso il posto di Aspi e mini-Aspi. Alla Naspi possono accedere i lavoratori che hanno perso il posto di lavoro involontariamente, quindi per licenziamento, scadenza contratto, dimissioni entro un anno di vita del bambino). Il sussidio spetta sia agli apprendisti che ai dipendenti a tempo determinato ed indeterminato. Cambiano inoltre i criteri di calcolo: per la Naspi è la media delle retribuzioni degli ultimi quattro anni, erano due per l'Aspi. Il sussidio è pari al 75% della retribuzione nel caso non superi i 1.195 euro. Se la retribuzione è più alta si aggiunge a 1.195 euro il 25% del differenziale tra questo e la retribuzione con un massimale per l'indennità di 1.300 euro. La durata è di massimo 24 mesi. E LA DIS-COLL PER I PRECARI (MA SOLO PER IL 2015) L''ammortizzatore sociale' per i precari, invece, è la Dis-Coll. Spetta ai titolari di rapporto di collaborazione coordinata e continuativa (quindi no alle partite Iva). Per accedere al sostegno, occorre essere iscritti alla gestione separata Inps oltre a: almeno tre mesi di contribuzione nell'anno precedente la perdita del lavoro e almeno 1 mese (o un contratto di almeno un mese) nel 2015; lo stato di disoccupazione al momento di presentazione della domanda (anziché la sussistenza di un periodo ininterrotto di disoccupazione di almeno due mesi nell'anno precedente). Al momento la misura è riferita solo al 2015. La sua estensione è legata al reperimento delle risorse. ASDI, LA NUOVA TUTELA PER LE FAMIGLIE BISOGNOSE L'assegno di disoccupazione è una misura sperimentale destinata a chi ha usufruito, ed esaurito, la Naspi. Al momento il sussidio è in vigore fino al 31 dicembre 2015. La durata massima è di sei mesi e sarà pari al 75% dell'ultimo trattamento percepito ai fini della Naspi. Per beneficiare della misura, destinata esclusivamente e a nuclei familiari in difficoltà economica e in cui la presenza di un minore rappresenta una criterio di priorità per l'assegnazione, occorrerà aderire a un progetto personalizzato predisposto dal Centro per l'impiego.ANCORA AMMORTIZZATORI: IL DLGS DI RIORDINO Oltre alle misure sui 'nuovi' ammortizzatori, il Jobs act ha previsto un decreto specifico di riordino degli strumenti esistenti che, secondo le stime del governo consentono un'estensione della protezione a 1,4 milioni di lavoratori finora esclusi. Tra le misure principali, l'estensione della Cassa integrazione agli apprendisti assunti con contratto di apprendistato professionalizzante, con la conseguente estensione degli obblighi contributivi. Riviste, poi, le durate di Cigs e Cigo: per ciascuna unità produttiva, il trattamento ordinario e quello straordinario di integrazione salariale non possono superare la durata massima complessiva di 24 mesi in un quinquennio mobile. Arriva, inoltre, il 'bonus-malus'. Viene infatti previsto un contributo addizionale del 9% della retribuzione persa per i periodi di cassa (cumulando Cigo, Cigs e contratti di solidarietà) sino a un anno di utilizzo nel quinquennio mobile; del 12% sino a due anni e del 15% sino a tre. In sostanza più si utilizza la cassa, più cresce il contributo. Per quanto riguarda la Cigo, nello specifico, viene prevista una riduzione generalizzata del 10% sul contributo ordinario pagato su ogni lavoratore. L'aliquota del contributo ordinario pagato da tutte le imprese indipendentemente dall'utilizzo della cassa passa quindi dall'1,90% all'1,70% della retribuzione per le imprese fino a 50 dipendenti; dal 2,20% al 2% per quelle sopra i 50; dal 5,20% al 4,70% per l'edilizia. Tra le maggiori novità, l'estensione, dal 1° gennaio 2016, della copertura dei fondi di solidarietà bilaterali per tutti i settori che non rientrano nell'ambito di applicazione delle integrazioni salariali ordinarie o straordinarie, in relazione alle imprese che occupano mediamente più di 5 dipendenti (attualmente l'obbligo è previsto in relazione alle imprese che occupano mediamente più di 15 dipendenti). L'aliquota a carico delle imprese è dello 0,45% (per le aziende da 6 a 15 dipendenti) e allo 0,65% (oltre i 15). Il Fondo di integrazione salariale, che sostituisce il Fondo di solidarietà residuale, garantirà l'erogazione dell'assegno di solidarietà. Si tratta di una integrazione salariale corrisposta per un periodo massimo di 12 mesi in un biennio mobile ai dipendenti di datori di lavoro che stipulano con i sindacati maggiori accordi collettivi aziendali che stabiliscono una riduzione dell'orario di lavoro, per evitare o ridurre le eccedenze di personale o evitare licenziamenti plurimi individuali per giustificato motivo oggettivo: la nuova prestazione sostituisce i contratti di solidarietà di tipo 'B', ossia quelli stipulati dalle imprese non rientranti nell'ambito di applicazione della Cigs. Nel caso di aziende che occupano mediamente più di 15 dipendenti, il Fondo di integrazione salariale garantisce l'ulteriore prestazione che consiste nell'assegno ordinario, per una durata massima di 26 settimane in un biennio mobile, in relazione alle causali di riduzione o sospensione dell'attività lavorativa previste dalla normativa in materia di Cigo. Revisionata anche la disciplina dell'assegno ordinario corrisposto dai fondi di solidarietà bilaterali: i fondi (diversi dal Fondo di integrazione salariale) stabiliscono la durata massima della prestazione, non inferiore a 13 settimane in un biennio mobile e non superiore, a seconda della casuale invocata, alle durate massime previste per la Cigo e la Cigs (attualmente, invece, l'assegno ordinario, a prescindere dalla causale invocata, non può eccedere la durata massima prevista per la Cigo). ARRIVA IL DEMANSIONAMENTO, MA A PARI STIPENDIO Oltre che sul punto dell'articolo 18, un'altra modifica allo Statuto dei lavoratori del '70 interviene sulle mansioni. Viene previsto che il lavoratore può essere assegnato a qualunque mansione del livello di inquadramento, purché rientrante nella stessa categoria e non più soltanto a mansioni 'equivalenti'. In presenza di processi di ristrutturazione o riorganizzazione aziendale e negli altri casi individuati dai contratti collettivi l'impresa potrà modificare le mansioni di un lavoratore fino ad un livello, senza modificare il suo trattamento economico (salvo trattamenti accessori legati alla specifica modalità di svolgimento del lavoro). CONTROLLO A DISTANZA: COSA CAMBIA RISPETTO AL 1970 Novità, inoltre, sul controllo a distanza dei lavoratori. Rispetto alle norme dello Statuto e alle loro evoluzioni, vi è un'estensione dei presupposti per l'utilizzo di strumenti dai quali derivi anche la possibilità di un controllo a distanza dei lavoratori, al fine di consentirlo non solo per esigenze organizzative e produttive o per la sicurezza del lavoro (come previsto dalla normativa vigente), ma anche per la tutela del patrimonio aziendale. Non sarà più necessario, inoltre, l'accordo sindacale o l'autorizzazione ministeriale per l'utilizzo degli strumenti che servono al lavoratore per rendere la prestazione lavorativa e degli strumenti di registrazione degli accessi e delle presenze (cioè i badge). Sullo specifico punto, uno dei più controversi della riforma, il ministero ha chiarito che 'la norma non 'liberalizza' i controlli ma si limita a fare chiarezza circa il concetto di 'strumenti di controllo a distanza' e i limiti di utilizzabilità dei dati raccolti attraverso questi strumenti'.VIA I CONTROLLI A INAIL E INSP, CI PENSA L'ISPETTORATO Rivoluzione sulle ispezioni. Un dlgs del Jobs act istituisce un'Agenzia unica per le ispezioni del lavoro, denominata Ispettorato nazionale del lavoro, che integra i servizi ispettivi del ministero del Lavoro dell'Inps e dell'Inail, assorbendone (a regime) le relative attività.

11 agosto 2015