imprese italiane. Naturalmente, non c'è solo il tema della qualità dell'occupazione, ma anche della quantità, del numero degli occupati. Le due cose hanno comunque tra loro una connessione". A dirlo il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, in un video messaggio, inviato al 'Festival del lavoro', organizzato dal Consiglio nazionale dei consulenti del lavoro, in corso a Palermo fino a domani. "Il nostro Paese ha bisogno -continua- di recuperare sul versante della competitività; abbiamo perso capacità competitiva nell'arco della crisi, abbiamo perso delleimprese e del lavoro. Oggi dobbiamo ricostruire la base produttiva e l'efficienza dell'impresa. Probabilmente, dobbiamo cambiare anche idea: abbiamo per troppo tempo considerato l'idea che la manifattura non sarebbe più stata in futuro una prospettiva interessante". "Oggi l'Italia continua ad essere -ricorda- il secondo Paese manifatturiero europeo e probabilmente è ancora nella manifattura che abbiamo interessanti opportunità. La nuova condizione, ad esempio, ci fa dire che ci sono importanti gruppi che intervengono nel nostro Paese per far crescere o far sviluppare imprese manifatturiere. Quindi, su questo versante c'è spazio, per cui il lavoro sulla disoccupazione e sull'occupazione deve guardare tutto il sistema. Esistono settori che riguardano la salute, il benessere delle persone, l'ambiente, la cultura, un'idea verde dell'economia, quindi i contesti nei quali possono essere sviluppate nuove iniziative imprenditoriali e nuove economie sono tanti e bisogna avere la forza per spingere affinché la nostra comunità recuperi fiducia e si impegni in questa direzione". "Per farlo, abbiamo bisogno di migliorare il contesto -ammette- e uno degli elementi essenziali sta nelle riforme che il governo sta tentando di fare. C'è in questa affermazione anche la spiegazione del lavoro che si sta facendo ad esempio per il cambiamento di tipo istituzionale: la nostra Costituzione, il rapporto fra Stato centrale e Regioni, perché se non abbiamo una governance efficiente non siamo in grado di decidere rapidamente di fare una legge o di cambiare una regola". "Se non siamo nelle condizioni -sottolinea- di avere una concezione unitaria delle grandi politiche nazionali; se sistematicamente le regioni e lo Stato italiano finiscono davanti alla Corte costituzionale per dirimere problemi di reciproca competenza e di ruolo, sicuramente questo non può essere il contesto migliore per l'impresa per crescere. Quindi, penso che, da questo punto di vista, si debba procedere come si sta facendo a una ridefinizione costituzionale anche se questo ci mette davanti a una fase di transizione, perché ad esempio in questo momento abbiamo una Costituzione in vigore, ma contemporaneamente abbiamo una discussione aperta in Parlamento che ci fa vedere un'ipotesi di carta costituzionale diversa da quella attuale". In questa fase, per il ministro Poletti, "dovremo gestire la transizione nel rapporto fra governo centrale, ministeri e Regioni al fine di evitare che il giusto e necessario sforzo per cambiare diventi una situazione di blocco e di confusione che rallenta e rende difficile produrre i cambiamenti". "A questo è collegato -rimarca- un tema molto importante che è quello che fa riferimento alle politiche attive per il lavoro, ai centri per l'impiego, alle politiche per i giovani, compreso lo sviluppo del programma 'Garanzia Giovani'. Qui è evidente come questa fase di transizione abbia bisogno di trovare un punto di equilibrio tra Stato centrale e Regioni. Tutti questi programmi vedono una competenza regionale, ma insieme a queste vedono la presenza di un programma nazionale". "Oggi lo sforzo che stiamo facendo -dice- è quello di costruire in qualche misura questa armonia, costruire questo sistema di relazioni che noi, sia per 'Garanzia Giovani', sia per le politiche attive, stiamo provando a regolare con accordi bilaterali tra il ministero del Lavoro e le singoli Regioni in modo che ci sia un accordo per gestire al meglio queste azioni. Insieme a questo c'è un lavoro importante da fare che riguarda il tema della transizione tra scuola e lavoro". "Abbiamo introdotto -ricorda- sia nel testo dei nostri decreti sia nel nostro progetto di legge sulla scuola tutte le problematiche che fanno riferimento all'apprendistato e all'alternanza scuola-lavoro. Se vogliamo avere una buona occupabilità dei nostri giovani, abbiamo bisogno di costruire una nuova connessione, una nuova relazione. Credo sia venuto il momento di superare l'idea che c'è un posto solo dove si impara, che è la scuola, e bisogna cedere all'idea che i luoghi in cui si impara sono molti, compresa naturalmente l'impresa, gli studi, tutte quelle condizioni in cui i giovani possono arrivare a trovare un punto di relazione con il lavoro".

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Il ministro Poletti fa il punto sul mercato del lavoro

Il ministro Poletti fa il punto sul mercato del lavoro

"Credo che la nostra scelta in termini di promuovere fortemente la stabilizzazione avrà nel tempo un effetto assolutamente positivo e segnerà la capacità di migliorare le proprie performance da parte delleimprese italiane. Naturalmente, non c'è solo il tema della qualità dell'occupazione, ma anche della quantità, del numero degli occupati. Le due cose hanno comunque tra loro una connessione". A dirlo il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, in un video messaggio, inviato al 'Festival del lavoro', organizzato dal Consiglio nazionale dei consulenti del lavoro, in corso a Palermo fino a domani. "Il nostro Paese ha bisogno -continua- di recuperare sul versante della competitività; abbiamo perso capacità competitiva nell'arco della crisi, abbiamo perso delleimprese e del lavoro. Oggi dobbiamo ricostruire la base produttiva e l'efficienza dell'impresa. Probabilmente, dobbiamo cambiare anche idea: abbiamo per troppo tempo considerato l'idea che la manifattura non sarebbe più stata in futuro una prospettiva interessante". "Oggi l'Italia continua ad essere -ricorda- il secondo Paese manifatturiero europeo e probabilmente è ancora nella manifattura che abbiamo interessanti opportunità. La nuova condizione, ad esempio, ci fa dire che ci sono importanti gruppi che intervengono nel nostro Paese per far crescere o far sviluppare imprese manifatturiere. Quindi, su questo versante c'è spazio, per cui il lavoro sulla disoccupazione e sull'occupazione deve guardare tutto il sistema. Esistono settori che riguardano la salute, il benessere delle persone, l'ambiente, la cultura, un'idea verde dell'economia, quindi i contesti nei quali possono essere sviluppate nuove iniziative imprenditoriali e nuove economie sono tanti e bisogna avere la forza per spingere affinché la nostra comunità recuperi fiducia e si impegni in questa direzione". "Per farlo, abbiamo bisogno di migliorare il contesto -ammette- e uno degli elementi essenziali sta nelle riforme che il governo sta tentando di fare. C'è in questa affermazione anche la spiegazione del lavoro che si sta facendo ad esempio per il cambiamento di tipo istituzionale: la nostra Costituzione, il rapporto fra Stato centrale e Regioni, perché se non abbiamo una governance efficiente non siamo in grado di decidere rapidamente di fare una legge o di cambiare una regola". "Se non siamo nelle condizioni -sottolinea- di avere una concezione unitaria delle grandi politiche nazionali; se sistematicamente le regioni e lo Stato italiano finiscono davanti alla Corte costituzionale per dirimere problemi di reciproca competenza e di ruolo, sicuramente questo non può essere il contesto migliore per l'impresa per crescere. Quindi, penso che, da questo punto di vista, si debba procedere come si sta facendo a una ridefinizione costituzionale anche se questo ci mette davanti a una fase di transizione, perché ad esempio in questo momento abbiamo una Costituzione in vigore, ma contemporaneamente abbiamo una discussione aperta in Parlamento che ci fa vedere un'ipotesi di carta costituzionale diversa da quella attuale". In questa fase, per il ministro Poletti, "dovremo gestire la transizione nel rapporto fra governo centrale, ministeri e Regioni al fine di evitare che il giusto e necessario sforzo per cambiare diventi una situazione di blocco e di confusione che rallenta e rende difficile produrre i cambiamenti". "A questo è collegato -rimarca- un tema molto importante che è quello che fa riferimento alle politiche attive per il lavoro, ai centri per l'impiego, alle politiche per i giovani, compreso lo sviluppo del programma 'Garanzia Giovani'. Qui è evidente come questa fase di transizione abbia bisogno di trovare un punto di equilibrio tra Stato centrale e Regioni. Tutti questi programmi vedono una competenza regionale, ma insieme a queste vedono la presenza di un programma nazionale". "Oggi lo sforzo che stiamo facendo -dice- è quello di costruire in qualche misura questa armonia, costruire questo sistema di relazioni che noi, sia per 'Garanzia Giovani', sia per le politiche attive, stiamo provando a regolare con accordi bilaterali tra il ministero del Lavoro e le singoli Regioni in modo che ci sia un accordo per gestire al meglio queste azioni. Insieme a questo c'è un lavoro importante da fare che riguarda il tema della transizione tra scuola e lavoro". "Abbiamo introdotto -ricorda- sia nel testo dei nostri decreti sia nel nostro progetto di legge sulla scuola tutte le problematiche che fanno riferimento all'apprendistato e all'alternanza scuola-lavoro. Se vogliamo avere una buona occupabilità dei nostri giovani, abbiamo bisogno di costruire una nuova connessione, una nuova relazione. Credo sia venuto il momento di superare l'idea che c'è un posto solo dove si impara, che è la scuola, e bisogna cedere all'idea che i luoghi in cui si impara sono molti, compresa naturalmente l'impresa, gli studi, tutte quelle condizioni in cui i giovani possono arrivare a trovare un punto di relazione con il lavoro".

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26 giugno 2015