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Allo studio del governo la modifica di alcuni reati tributari

Allo studio del governo la modifica di alcuni reati tributari

Un intervento di Palazzo Chigi rivede le soglie oltre le quali fare scattare il penale per i reati 'minori', come la dichiarazione infedele. Proprio sul mix di misure previste per la depenalizzazione di questo reato (che prevede, quando applicata anche la sanzione penale fino a 3 anni di carcere) si concentrano le ire delle opposizioni, Sel e M5S in particolare, secondo le quali, di fatto, si elimina il reato facendo un nuovo "regalo agli evasori". E a spingersi più in là sono i Cinque Stelle, con i parlamentari che denunciano sul blog come una "manina" abbia reintrodotto "il salvacondotto del 3% per i frodatori", come quello nascosto "in un decreto della delega fiscale a Natale". Sotto tiro è la "geniale innovazione che piace agli evasori", cioè "la valutazione (quindi l'eventuale falso valutativo) dei propri asset d'azienda che vanno a formare il reddito imponibile". La norma prevede che per far scattare il penale l'imposta evasa debba superare i 150mila euro (prima era 50mila) e che, tra l'altro, per applicare le sanzioni penali "non si tiene conto della non corretta classificazione, della valutazione di elementi attivi o passivi oggettivamente esistenti, rispetto ai quali i criteri concretamente applicati sono stati comunque indicati nel bilancio ovvero in altra documentazione rilevante a fini fiscali". In più "non danno luogo a fatti punibili le valutazioni che singolarmente considerate differiscono in misura inferiore al 10 per cento da quelle corrette". In questo modo però, secondo i grillini, "imprenditori disonesti" che volessero evadere, potrebbero confezionare ad hoc scritture contabili e relative valutazioni che poi potrebbero essere passate sotto la nuova norma, e quindi 'salvate' dal penale, non essendo più reato. E in ogni caso "passa tutto in cavalleria" visto che "qualsiasi valutazione non corretta è ammessa purché falsa nel limite del 10%. Ma una scrittura contabile che si discosta dalla realtà per quella percentuale, se inserita poi ad esempio come perdita nell'imponibile, potrebbe portare a una riduzione delle tasse di circa il 10%. E quindi, orientativamente, darebbe vita a un risparmio fiscale pari al 3% del reddito. Può sembrare poco, ma se l'azienda è grande, si tratta di milioni evasi". Una interpretazione respinta però da maggioranza e governo perché, spiega il sottosegretario Enrico Zanetti, leader di Scelta Civica, "è vero che il decreto introduce questo aspetto ma ho l'impressione che, talmente desiderosi di gridare allo scandalo per costruire improbabili collegamenti con la disciplina del falso in bilancio, non si siano accorti che è un 'trasloco normativo' di quanto già prevedeva sulle valutazioni" la normativa in materia (articolo 7 del decreto legislativo 74 del 2000) "che il decreto fiscale contestualmente abroga". "In altre parole - spiega il sottosegretario - noi non operiamo nessuna depenalizzazione delle valutazioni di bilancio ai fini dei reati di dichiarazione infedele e di dichiarazione fraudolenta mediante altri artifici, bensì confermiamo la disciplina pregressa per la dichiarazione infedele e semmai introduciamo una rilevanza per la dichiarazione fraudolenta che prima era espressamente esclusa anch'essa". La filosofia dell'intervento, sottolinea anche Donatella Ferranti, presidente della commissione Giustizia e relatrice del parere sul decreto legislativo, "è quella di colpire con rigorose sanzioni penali le condotte artificiose, fraudolente e simulatorie e punire invece con sanzioni amministrative gli illeciti minori". E "l'aumento delle soglie che escludono il processo penale riguarda illeciti meramente dichiarativi e residuali, già oggi puniti con pene minime, e non certo le vere e proprie frodi fiscali per le quali anzi le pene sono state rafforzate".

07 agosto 2015